E voi avete già provveduto a stilare il vostro bilancio di sostenibilità?
Eh si… perchè esiste ad oggi una buona dose di incertezza legislativa legato a questo tipo di certificazione. La questione è però più semplice di quanto possa sembrare, e proveremo in questo contenuto a chiarire ogni vostro dubbio in merito.

Il DL 95/2025, infatti, a partire dalla sua entrata in vigore, ha determinato che le imprese con un fatturato superiore ai 40 milioni di euro, attivo patrimoniale oltre 20 milioni di euro e più di 250 dipendenti avranno l’obbligo di redazione di tale documento. Tuttavia il D.L ha anche creato una serie di problematiche non di poco conto, per quanto riguarda il percorso di adozione di buone pratiche ESG nelle imprese. Infatti, ha posticipato di due anni l‘obbligo di redigere il Bilancio di Sostenibilità per le PMI, portandolo fino al 2029.

Ma vediamo nel dettaglio le specifiche di quello che è a tutti gli effetti un documento strategico nell’ottica della transizione energetica del tessuto produttivo nazionale.

Il bilancio di sostenibilità: un percorso accidentato

La serie di vicissitudini che hanno portato all’adozione e redazione di questo documento per le imprese, non è stata breve. vediamo quindi un po’ più nel dettaglio le tappe di questo percorso complesso.

Il primo passo verso la rendicontazione delle attività a livello non finanziario, può essere fatto risalire alla seconda metà degli anni ’90, quando entra in uso il concetto di Corporate Social Responsibility (responsabilità sociale d’impresa). Questa struttura, introduce una serie di implicazioni che diventano decisamente più concrete all’interno della Global Reporting Initative (GRI). Questa, nel 1997, introduce una serie di standard condivisi per la rendicontazione degli impatti prodotti dalle imprese e dagli enti, di carattere ambientale e sociale.

Nel 1998, è John Elkington, imprenditore che fra i primi ha creduto nello sviluppo di progetti legati alla sostenibilità per le imprese, a proporre il cosiddetto modello “Triple Bottom Line“. Il modello si basa sostanzialmente su 3 pilastri: Persone – Pianeta – Profitto , diventando la base per quello che sarà nel futuro il bilancio di sostenibilità.

Dobbiamo poi fare un salto poi, fino al 2014, quando è la Commissione europea a iniziare ad interessarsi alle dinamiche ESG. In quello stesso anno viene infatti emanata la “Non Financial Reporting Directive“. Questo provvedimento, introduce l’obbligo per le grandi imprese e gli enti pubblici, di pubblicare dati di carattere non prettamente economico-finanziario.

E infine con il 2023, che tutto il variegato impianto normativo relativo agli obblighi ESG, viene sistematizzato. A fare ordine infatti, pensa nuovamente la Commissione Europea, che con la direttiva 2022/2464, sostituisce la N.F.R.D (Non Financial Report Directive), con la C.S.R.D (Corporate Sustainability reporting Directive). Questa estende l’obbligo di bilancio di sostenibilità a circa 50.000 imprese europee. L’impianto normativo per come è ora costruito, prevede quindi:

  • L’adozione di standard E.S.R.S (European Sustainability reporting Standard)
  • Il cosiddetto Principio di Doppia Materialità. Un concetto che, oltre all’impatto ambientale dell’impresa, invita a considerare una serie di altri fattori esterni. Fra questi si considerano nello specifico, quelli in grado di influire sulle performance finanziarie dell’azienda, sul suo accesso al credito e sulla sua continuità.

Bilancio di sostenibilità: la situazione italiana

E l’Italia?

Potremmo quasi dire che il nostro paese è “neofita” per quanto riguarda l’adozione del bilancio di sostenibilità: nel novero di coloro che hanno adottato buone pratiche in ambito ESG, infatti, il nostro paese si sta evolvendo nella direzione giusta, ma ha intrapreso il percorso in tempi più recenti:

  • Con la legge 254/2016 il parlamento introduce l’obbligo di dichiarazione non finanziaria per società quotate, banche e assicurazioni di grandi dimensioni
  • Con il Dlgs 125/2024 viene recepita la direttiva C.S.R.D, che amplia la platea delle imprese interessate dagli obblighi di rendicontazione non finanziaria, ambientale e sociale. Interessante provvedimento, in quanto va a definire anche uno scadenzario per l’adeguamento agli standard individuati: dal 2024 si parte con le grandi imprese già soggette alla N.F.R.D, si va poi al 2027 per aggiungere le altre grandi imprese, per concludere con le PMI quotate nel 2028. Da questo calendario risultano ancora escluse le cosiddette micro-imprese, cioè quelle realtà che impiegano meno di 10 dipendenti e hanno un fatturato annuo o un bilancio annuo non superiore ai 2.000.000 di euro.
  • Infine, il cosiddetto “Pacchetto Omnibus“, nel 2025, va a introdurre una serie di semplificazioni, atte a diminuire il peso degli adempimenti normativi e amministrativi nei confronti delle PMI

Come EPC contractor attiva nel settore delle energie rinnovabili, teniamo molto al tema, soprattutto in chiave di responsabilità sociale ma anche di sviluppo economico. Pensare infatti alla sostenibilità come un tema accessorio, non è la strada giusta per vedere la tua impresa prosperare, soprattutto nel 2026.

Una crescita “sostenibile”

Il nostro paese è si partito in ritardo, ma si sta dimostrando reattivo riguardo il tema. È in grado, infatti, di recepire sempre meglio due elementi chiave. La direzione verso la quale si stanno orientando l’universo normativo, e il mercato legato alle tematiche ESG:

  • Nel 2023 oltre il 75% delle grandi aziende, ha in qualche modo pubblicato contenuti dedicati alle tematiche ESG, quando non un vero e proprio bilancio di sostenibilità ( + 5% rispetto al 2022).
  • Il comparto PMI performa ancora meglio, registrando un aumento delle realtà che adottano il bilancio di sostenibilità, pari al 35% rispetto al 2020. Questo è un indicatore di valore davvero inestimabile, in quanto al momento non esiste un obbligo normativo che condizioni l’operato delle PMI in tal senso.

La scelta assume valore proprio per questo, essendo totalmente consapevole, e dimostra come una presa di coscienza così forte possa anche partire dal basso.

Ecco perché è importante iniziare a pensare di produrre il proprio bilancio di sostenibilità. È sicuramente una scelta di campo, che vi qualifica come impresa attenta alle tematiche ambientali e sociali, anche se non siete sottoposti a obblighi di legge. Scegliete anche voi di iniziare a investire in sostenibilità, non solo impiegando risorse economiche, ma costruendo una cultura aziendale sui temi ESG. Sarà infatti da qui che potrete sviluppare un percorso condiviso. Un percorso in grado di portare a scelte consapevoli, anche in tema di generazione e approvvigionamento di energia rinnovabile. Non è più tempo di trattare l’energia pulita come uno slogan da sbandierare per questioni di visibilità e marketing aziendale. È giunto il momento di diventare davvero parte attiva della transizione ecologica.

Noi di Tonello Energie possiamo aiutarvi in questo percorso, mettendovi a disposizione risorse, mezzi e professionisti dedicati. È così che nasce il percorso verso la vostra personale “crescita sostenibile”. Un obiettivo che passa necessariamente attraverso verso la generazione di #energiaallaportataditutti.

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