Carbon Footprint: Cos’è e Come si Calcola

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Condurre le nostre vite di esseri umani può non essere sempre vantaggioso in termini ambientali. Respirando, muovendoci e compiendo altre attività quotidiane siamo i principali responsabili dell’emissione di gas serra nell’atmosfera. Proprio per questo nasce il termine carbon footprint che, tradotto, significa “impronta di carbonio”. Si tratta di una misura il cui valore stabilisce la quantità di rifiuti o gas immessi nell’atmosfera.
Fortunatamente ci sono una serie di azioni e misure correttive che individui singoli e società possono intraprendere per ridurla, come diminuire la quantità di rifiuti prodotta o, su scala più ampia, prevedere delle tasse per gli enti che superano determinati livelli di emissioni. Volare, per esempio, è una delle azioni che hanno più ripercussioni sull’ambiente; da qualche anno, le persone più sensibili possono scegliere di pagare una tassa al fine di compensare le emissioni di carbonio da loro prodotte durante il volo; questa operazione consiste nel devolvere volontariamente denaro destinato ad attività e processi di vario genere (ciò potrebbe includere la piantagione di alberi o la donazione di fondi per la ricerca ambientale).

 

Cos’è la carbon footprint e come si calcola?

La carbon footprint è la quantità di gas serra rilasciata nell’atmosfera da un individuo, un servizio, un’organizzazione o un prodotto in seguito ad attività o processi di natura umana. Il gas serra più conosciuto è l’anidride carbonica e viene emesso in seguito allo svolgimento di innumerevoli attività (trasporti, produzione di energia, attività di riciclaggio e di smaltimento dei rifiuti, attività industriali e molte altre).

Come viene misurata?

La carbon footprint esprime un valore pari al totale delle emissioni di alcuni gas serra. Come previsto dal Protocollo di Kyoto, i gas da includere sono i seguenti: anidride carbonica (CO2), metano (CH4), protossido d’azoto (N2O), idrofluorocarburi (HFCs), esafluoruro di zolfo (SF6) e perfluorocarburi (PFCs). L’unità di misura scelta sono le tonnellate di CO2 equivalente (tCO2e); poiché i calcoli sarebbero più complicati se si considerassero singolarmente le emissioni di ciascun gas, questi ultimi vengono rapportati al potenziale effetto serra della CO2. Per esempio, il metano (CH4) ha un potenziale di 25 volte superiore a quello dell’anidride carbonica. Di conseguenza, svolgendo una semplice conversione, una tonnellata di metano corrisponde a 25 tonnellate di CO2 equivalente.

Come si può controbilanciare?

Compensare le proprie emissioni di carbonio è certamente possibile. In primo luogo, si può optare per metodi e mezzi di trasporto più ecosostenibili. Spostarsi con l’automobile è di sicuro meno eco-friendly rispetto a utilizzare i mezzi pubblici, camminare, usare la bici o, per i lunghi viaggi, il treno. La crescente esposizione di cui gode il mercato dei veicoli elettrici, inoltre, può generare benefici per l’ambiente. Anche il carpooling o il car sharing possono essere due metodi efficaci per ridurre le emissioni.
In secondo luogo, si può favorire il rimboschimento. Come è risaputo, gli alberi e i vegetali effettuano il processo della fotosintesi clorofilliana, che prevede la conversione dell’anidride carbonica in ossigeno. Piantare molti alberi permette di conseguenza di migliorare la qualità complessiva dell’aria, abbassamento il livello dei gas serra presenti nell’atmosfera.

 

Si può ridurre la propria impronta di carbonio?

Il modo più efficace per ridurre la propria carbon footprint è di inserire nella propria dieta molta frutta e verdura. Le coltivazioni di vegetali, infatti, richiedono porzioni di terreno e risorse inferiori, emettendo minori quantità di gas serra nell’atmosfera. Questo avviene in netta contrapposizione a ciò che si verifica con l’allevamento. Solo il bestiame, infatti, è responsabile del 14,5% delle emissioni di gas serra globali prodotte dall’uomo e dalle sue attività. In particolare gli animali emettono metano che, come specificato nei paragrafi precedenti, è molto più pericoloso dell’anidride carbonica.
L’obiettivo di diminuire la propria impronta di carbonio può anche essere raggiunto scegliendo di acquistare prodotti locali, specialmente cibi. Consumare alimenti provenienti da altri luoghi più lontani richiede più risorse, in primis il trasporto e le modalità di conservazione (per esempio freezer per i surgelati).
Per di più, si può seguire uno stile di vita Zero Waste, in cui si incentivano azioni volte all’abbattimento della quantità di rifiuti prodotti. Un esempio potrebbe essere l’impiego di oggetti riutilizzabili o implementare il compostaggio del rifiuto organico invece di favorire il suo accumulo in discarica.
Gli apparecchi domestici contribuiscono all’emissione di gas serra nell’atmosfera. Il consiglio, quindi, è quello di acquistare elettrodomestici di ultima generazione, progettati appositamente per essere efficienti da un punto di vista energetico. Limitare e ottimizzare il loro impiego è certamente un’azione che gioca a favore dell’ambiente. Sempre a livello domestico o aziendale, installare impianti in grado di sfruttare le energie rinnovabili può risultare una scelta vantaggiosa sia da un punto di vista ambientale, sia economico. I pannelli fotovoltaici, per esempio, permettono di produrre elettricità in modo ecosostenibile, favorendo l’autonomia energetica e riducendo la dipendenza dai combustibili fossili, spesso impiegati per la produzione di energia. Per scaldare l’acqua, invece, ci si può affidare a pompe di calore o al solare termico, sostituendo l’impiego del gas naturale.

 

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