Efficientamento energetico. Una chimera… o forse no…
Il biennio 2025–2026 conferma un trend chiaro, anche e soprattutto in tema di l’efficientamento energetico: le imprese stanno accelerando sulla transizione energetica, spinte da costi elevati dell’energia, obiettivi di decarbonizzazione e una crescente pressione normativa.
Secondo il 13° Rapporto ENEA, nel 2023 l’Italia ha raggiunto il 92% dell’obiettivo nazionale di risparmio energetico, pari a 3,6 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) risparmiati.
Efficientamento energetico: sfide e opportunità del biennio 2025–2026
Le aziende che decidono di investire in impianti rinnovabili di grande taglia (>1 MWp per quanto riguarda il fotovoltaico, >10M Nm³/anno se parliamo di biometano), oggi possono sfruttare tecnologie mature, un mercato dell’energia in evoluzione e strumenti finanziari modellati sulle necessità degli investitori.
La spinta arriva anche dai nuovi obblighi europei (Direttiva 2023/1791). Questi delineano la necessità di sviluppare un approccio strutturato su 4 pilastri:
- digitalizzazione,
- monitoraggio continuo delle performance degli impianti
- integrazione crescente (nell’ottica di sviluppare il cosiddetto mix delle rinnovabili)
- riduzione misurabile dei consumi energetici
Come efficientare davvero un’azienda nel 2026
Siamo i primi ad essere consapevoli che ogni attività economica ha le sue peculiarità, ma siamo altrettanto sicuri che esistano una serie di elementi condivisi da sviluppare, guardando al tema dell’efficienza energetica nelle aziende.
Proviamo ad esporre alcuni di questi nelle prossime righe
Diagnosi energetica: la base del processo
La diagnosi energetica permette di identificare inefficienze, identificare picchi significativi di consumo energetico, e definire una roadmap credibile verso l’autoproduzione/immissione in rete.La diagnosi energetica è quindi il primo punto sul quale è necessario porre attenzione se parliamo di efficientamento energetico.
Sistemi di monitoraggio e Energy Management System (EMS)
Gli EMS diventano sempre più determinanti man mano che la tecnologia legata alle energie rinnovabili evolve. Questi sistemi permettono di ottimizzare diversi indicatori, quali l’autoconsumo FV, la gestione dei sistemi di co-generazione, i carichi termici industriali e il monitoraggio della riduzione dei consumi.
Le strategie che si stanno delineando per il 2026, li definiscono strumenti essenziali; in grado di garantire l’efficacia degli interventi di revamping e repowering, e il controllo dei KPI energetici che gli impianti mirano a raggiungere.
Fonti rinnovabili on-site: fotovoltaico utility scale, biogas industriale e biometano avanzato
Gli impianti fotovoltaici utility scale, sono oggi tra le soluzioni più richieste dal mercato. generano infatti ROI interessanti, scalabilità, e sono (nella maggior parte dei casi) già predisposti ai PPA.
La forte crescita di questo segmento di mercato in Italia (a due cifre nel primo semestre 2025), è poi il fattore più determinante nell’influenzare la decisione di investire nel fotovoltaico. Una soluzione che si dimostra sempre più performante, sicura e modellata sulle singole esigenze del cliente. Questo discorso vale soprattutto se guardiamo agli impianti di grandi dimensioni.
La soluzione energetica rappresentata dagli impianti per la generazione di biogas poi, risulta una opzione ottimale per realtà con fabbisogni termici continui. per questi è conveniente l’utilizzo di sistemi di integrazione FV/cogenerazione, che garantiscono una certa stabilità produttiva (pensiamo ad industrie a ciclo continuo, industria pesante, settori hard to abate…)
Infine gli impianti per la generazione di biometano. E’ qui che l’investimento diventa davvero strategico; soprattutto se prendiamo in considerazione un contesto dove il fabbisogno elettrico è via via crescente, e una tecnologia come l’upgrading si evolve, raggiungendo capacità sempre più competitive.
Efficienza energetica: Metodologie finanziarie per grandi impianti rinnovabili
Il passo successivo del processo è aprire agli investimenti tutte queste opportunità. La finanza dedicata alle iniziative di sviluppo dei grandi impianti diventa quindi un tema importante, tanto quanto la parte di sviluppo tecnico/ingegneristico. Per impianti di grande taglia, il vero fattore decisivo non è la disponibilità di incentivi, ma la strutturazione finanziaria dei gruppi che investono. I progetti utility scale sono proprio dedicati a questo tipo di realtà, le uniche in grado di investire capitali importanti, avere un controllo capillare sui fattori che influenzano l’investimento, e in grado mantenere visibilità di lungo periodo sui flussi di cassa.
Sistemi come il Project Financing, che ad oggi è la forma più utilizzata per impianti rinnovabili di grande taglia, sono opzioni di interesse, soprattutto per quanto riguarda i grandi gruppi di investimento.
Il modello è sempre più in grado di venire incontro alle vostre esigenze, dimostrandosi ideale per progetti di sviluppo legati a:
- fotovoltaico >1 MWp
- biometano >10M Nm³/anno
- impianti con PPA firmati
- progetti ready-to-build con permitting già completato
Power Purchase Agreement (PPA): stabilità dei ricavi e bancabilità
Dal 1° luglio 2025 è attivo in Italia il nuovo Mercato dei PPA (MPPA), una piattaforma regolamentata dal GME (Gestore Mercato Energetico) che permette contratti di lungo periodo (5–10 anni) con GME come controparte centrale.
Secondo il Decreto PPA, questi strumenti permettono la stabilizzazione dei flussi di cassa, migliorano la bancabilità dell’impianto, rendono sostenibili investimenti su impianti utility scale e proteggono operatori e investitori dalla volatilità del mercato elettrico.
Oggi i PPA sono fondamentali per una serie di tipologie di impianti dedicati alla produzione di energie rinnovabili, fra i quali:
- fotovoltaico utility scale >10–20 MWp
- parchi agrovoltaici
- impianti biometano con upgrading rivenduto a trader
Equity di fondi infrastrutturali e investitori istituzionali
Il mercato italiano del fotovoltaico >1 MWp si sta spostando verso modelli gestiti da:
- fondi infrastrutturali,
- assicurazioni,
- utility,
- grandi operatori industriali.
Secondo Banca d’Italia, la crescita delle FER utility scale richiederà investimenti massicci nella rete e capitali privati strutturati, rendendo strategico il ricorso a fondi specializzati e veicoli finanziari dedicati.
Gli investitori istituzionali in questo specifico momento storico tendono a prediligere
- progetti “ready to build”, in cui tutta la fase autorizzativa e legata alle pratiche sia già completato,
- contratti EPC + O&M garantiti,
- PPA già firmati.
Sempre più operatori inoltre, adottano un modello integrato:
- RTB (Ready-To-Build)
- EPC (Engineering, Procurement, Construction)
- O&M (Operation & Maintenance)
Questo approccio riduce i rischi nella fase di sviluppo e facilita l’entrata di investitori esterni. Molti fondi scelgono progetti già autorizzati e “chiavi in mano” perché riducono drasticamente rischi e tempi di ritorno dell’investimento.
Ecco perchè il ruolo degli EPC contractor risulta così strategico in questo frangente.
Siamo la miglior garanzia di riuscita del vostro investimento rinnovabile.
Efficientamento energetico: Finanza e tecnologia al servizio dei grandi impianti
Sostituendo gli incentivi con strumenti finanziari più evoluti (Project Financing, PPA, fondi infrastrutturali) le imprese possono oggi realizzare impianti fotovoltaici utility scale, impianti per la produzione di biometano esistemi ibridi; tutto ciò senza dipendere da contributi pubblici diretti.
La transizione energetica industriale sta cambiando pelle:
non più “incentivi”, ma finanza strutturata, contratti di lungo periodo e pipeline autorizzate.
Questo è il terreno ideale per progettisti, tecnici commerciali e PM che vogliono posizionarsi come protagonisti della nuova fase delle rinnovabili in Italia.