La seconda parte del decennio apre nuove prospettive per quanto riguarda la digestione anaerobica. Un universo di opportunità tutte da cogliere.

Digestione anaerobica: uno sguardo allo stato dell’arte

Nel 2026 il settore del biogas e del biometano in Italia si trova in una fase di transizione industriale estremamente rilevante. Dopo oltre un decennio di sviluppo legato alla produzione elettrica da biogas, il sistema nazionale sta evolvendo rapidamente verso un modello basato sulla produzione di biometano avanzato, grazie a un quadro regolatorio profondamente rinnovato e a un massiccio supporto finanziario pubblico, in primis attraverso il PNRR.

Per tecnici, investitori e operatori del settore, il punto cruciale da comprendere è che l’Italia non sta costruendo un settore ex novo, ma sta trasformando un parco impiantistico esistente in una nuova filiera industriale del gas rinnovabile.

L’Italia dispone oggi di una delle piattaforme più avanzate d’Europa per il biogas agricolo. Questo sistema, sviluppato soprattutto negli ultimi 15 anni grazie agli incentivi dedicati alla cogenerazione, consente attualmente una produzione complessiva di circa 2,5 miliardi di Smc di biogas all’anno. Tuttavia, solo una parte ancora limitata viene valorizzata come biometano (circa 420 milioni di Smc).

Questa discrepanza rappresenta il principale problema, ma anche la più concreta opportunità di sviluppo nella fase attuale:

Convertire il biogas esistente in biometano, più flessibile, più valorizzabile e integrabile nelle infrastrutture energetiche; risulta un passo decisivo verso l’evoluzione di un sistema energetico che non può più aspettare, e che anzi deve introitare questa trasformazione in tempi brevi.

Il ruolo del PNRR e il picco di sviluppo 2024–2027

Il principale motore di questa trasformazione è il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che ha destinato al biometano oltre 2 miliardi di euro, tra contributi in conto capitale e tariffe incentivanti.

Il modello di sostegno è particolarmente efficace perché combina: contributi fino a sostegno dell’investimento iniziale e tariffe incentivanti a lungo termine

L’obiettivo dichiarato è incrementare la produzione nazionale di biometano di più di 2 miliardi di Smc entro il 2026.

Tuttavia, il sistema presenta anche una criticità temporale rilevante. Le nuove regole operative prevedono infatti che l’entrata in esercizio avvenga entro circa 24 mesi dalla firma degli accordi, il cui limite è scaduto il 30 giugno 2026

Questo implica una concentrazione senza precedenti delle attività di progettazione, procurement e costruzione, generando un vero e proprio “picco industriale” nel periodo 2025–2027.

 

Digestione anaerobica in Italia: stato dell’arte del “parco impianti” nazionale

Il parco impianti italiano presenta caratteristiche molto specifiche. La maggior parte delle installazioni attuali ha infatti una età compresa fra 10 e i 15 anni, ed è pensata per la produzione elettrica in cogenerazione mancano quindi alla base gli elementi costitutivi dei sistemi per l’upgrading a biometano.

Di conseguenza, molti impianti risultano oggi tecnicamente obsoleti rispetto agli standard richiesti dal nuovo mercato.

Le principali criticità si registrano nella presenza di sistemi di digestione non ottimizzati per nuove biomasse, elevati consumi energetici interni,assenza di meccanismi di purificazione del gas e lacune nella gestione del flusso del gas per immissione in rete

Questa situazione che di primo acchito può configurarsi come sconfortante, non rappresenta tuttavia un limite, ma un’opportunità. Infatti, ha aperto uno spazio industriale enorme per interventi di revamping e upgrading.

Revamping e upgrading: asse portante della digestione anaerobica

Il revamping degli impianti esistenti rappresenta oggi l’opportunità più concreta e di ampio respiro del settore biometano in Italia. Si tratta in buona sostanza di interventi di ammodernamento che consentono diverse migliorie sistemiche.

Fra queste annoveriamo ad esempio l’estensione della vita utile degli impianti, un miglioramento dell’efficienza operativa ( che si accompagna ad una conseguente riduzione dei costi d’esercizio). Non parliamo poi degli effetti benefici determinati dall’accesso ai fondi del PNRR, che permettono di progettare interventi mirati. Fra questi appunto l’aggiunta delle tecnologie necessarie a produrre biometano e biometano avanzato.

Dal punto di vista economico, il revamping rappresenta una scelta coerente con le necessità del periodo. Queste, infatti, mixano il bisogno di nuove realizzazioni con la necessità di ammodernare quanto già esiste. La valorizzazione del patrimonio esistente in termini di installazioni, è un passo decisivo nel percorso a tappe che sta portando il nostro paese a compiere la sua transizione energetica.

Gli interventi di revamping si articolano su più livelli tecnologici, e riguardano davvero tutti gli aspetti dell’impianto.

Pensiamo ad esempio alla sezione biologica. Se riflettiamo sui possibili interventi in questa parte dell’impianto, possiamo spaziare verso più soluzioni. Andiamo da una ottimizzazione del processo di digestione anaerobica, fino all’introduzione di nuovi digestori o post-digestori. dalla sostituzione dei sistemi di miscelazione con corrispettivi ad alta efficienza.

Riguardo il trattamento del gas prodotto, processi chiave si dimostrano ancora la rimozione di sostanze pericolose come L’H2S, i silossani e altri contaminanti pericolosi. Questi, infatti, potrebbero inficiare la qualità del biogas prodotto, e andare a danneggiare prima di tutto le strutture interne del sistema, nonchè tutte le istallazioni degli utilizzatori finali, alimentate dal combustibile prodotto. E’ fondamentale quindi procedere ad una loro eliminazione, tramite tecnologie come ad esempio l’adsorbimento chimico e fisico.

La sezione principale degli impianti però, come sappiamo è quella dedicata all’upgrading del biometano. Qui è fondamentale verificare che la percentuale di CH₄ presente sia sempre pari o superiore al 95%. Ciò permetterà di tenere alta la qualità complessiva del gas prodotto.

La CO2 può essere smaltita grazie all’utilizzo di tecnologie avanzate, quali ad esempio le membrane e la tecnologia PSA

Infine la transizione non è solo energetica. Sullo sfondo si delinea sempre più anche quella digitale. I sistemi di tipo SCADA (Supervisione controllo e acquisizione dati) sono ormai una soluzione stabilmente integrata all’interno degli impianti. Questi si accompagnano sempre più ad una ottimizzazione dei processi, e ad una manutenzione delle strutture gestita sempre più in ottica predittiva.

 

#Prospettiva2030

Le prospettive di sviluppo per quanto riguarda gli investimenti a medio termine in impianti per la produzione di biometano, restano estremamente positive.

Il mercato italiano presenta tendenze crescenti, con tassi di circa +13% annuo fino al 2030. Secondo le stime del settore, il potenziale complessivo potrebbe superare i 6/8 miliardi Smc annui al 2030, rendendo il biometano una componente strutturale del mix energetico italiano.

Il motore principale di questo sviluppo, sarà soprattutto legato agli interventi di revamping, ma anche ad una progressiva presa di coscienza da parte di settori economici chiave, che dovranno giocoforza rivedere i propri standard in termini di carbon footprint.

Nel prossimo futuro andremo quindi sempre più verso una conversione coordinata degli impianti esistenti. La domanda sarà crescente soprattutto in settori industriali come quelli costituenti il comparto hard-to-abate.

Il biometano infine, si dimostra una risorsa fondamentale. Un asset che si candida a giocare un ruolo sempre più strategico, nel garantire una sicurezza energetica nazionale crescente. Un investimento dal valore garantito, specie se consideriamo il periodo chiave che viviamo. Un frangente nel quale tutti i settori economici del paese, affrontano le sfide determinate dalla transizione energetica.

la traiettoria della digestione anaerobica: parola d’ordine “integrazione

Il 2026 rappresenta per il biogas e il biometano in Italia un punto di svolta molto importante. Il sistema economico bisognoso di questo tipo di impianti, si sta evolvendo da modello energetico solo dedicato al mondo agricolo, a piattaforma industriale integrata capace di contribuire in maniera crescente a fenomeni come la decarbonizzazione, la sicurezza energetica e la competitività delle imprese.

La chiave di questa transizione è accompagnare alla costruzione di nuovi impianti, la trasformazione tecnologica e gestionale di quelli esistenti, attraverso revamping, upgrading e integrazione.

Per operatori e investitori del settore, la vera opportunità risiede quindi nella capacità di leggere la trasformazione non come una fase transitoria, ma come l’avvio di un nuovo ciclo industriale destinato a consolidarsi nel tempo. Un ciclo da sostenere di conseguenza, investendo in progetti energetici di ampio respiro a medio-lungo e lunghissimo termine. progetti capaci di generare #energiaallaportataditutti.